Vivisezione: vergogna europea

Approvata la nuova normativa europea sulla vivisezione. E adesso? Cani e gatti randagi potranno finire sul tavolo operatorio di qualche ricercatore esaltato che potrà aprire loro il torace o il cervello senza nemmeno l’anestesia. Potrà farli a pezzi e torturarli a suo piacimento col beneplacito delle case farmaceutiche e della comunità scientifica ammantando il suo sadismo di scopi umanitari.

E i primati, le grandi scimmie dall’intelligenza umana, potranno essere tenute in isolamento e in condizioni che generano angoscia, paura e stress senza che i loro carnefici possano essere accusati di crudeltà. E noi animalisti cosa faremo? Noi che già ci disperiamo ogni giorno, noi che abbiamo case, giardini e garages affollati di bestioline che abbiamo recuperato per non farle finire nei canili lager, dovremmo accettare il fatto che ogni animale che vive sulla strada potrebbe finire fatto a pezzi in un laboratorio?

Dovremmo tollerare che i canili possano cedere i loro ospiti ai laboratori di ricerca, autorizzati a procurarsi con ogni mezzo le loro “cavie”? Dovremmo riuscire a dormire pensando che a due passi da casa nostra potrebbero esserci centinaia di animmali che soffrono e agonizzano senza che nessuno possa far niente per salvarli? Questo è il peggiore degli incubi, è la più atroce e turpe tra le realtà possibili, questo è l’offuscamento della ragione mascherato da ricerca scientifica.

Siamo tornati a Cartesio, secondo il quale il grido di dolore di un animale è uguale al rumore prodotto dagli ingranaggi di una macchina. L’animale non è più un essere senziente portatore di diritti, ma torna ad essere un oggetto inanimato del quale l’uomo può disporre a suo piacimento. Le leggi a tutela del benessere animale d’ora in poi saranno solo parole al vento; quali saranno, infatti, i parametri per stabilire se un animale è maltrattato? O forse si dovrebbero fare due pesi e due misure: il cane picchiato dal privato è da considerarsi maltrattato, ma quello sezionato per la scienza non lo è?

Bisognerebbe fare qualcosa. Ma qualcosa di veramente incisivo, di sanguinario e crudele per fermare tutto questo. Mobilitarsi in massa e dare filo da torcere agli affaristi che gestiscono il business della ricerca. Magari sezionare i loro figli. E pubblicare poi i risultati della ricerca.

Ma noi abbiamo troppo rispetto per la vita, a tutti i livelli, per lasciarci andare alla stessa barbarie che dei paesi “civili” hanno reso legittima.

Una volontaria della LNDC Catania

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La Sezione di Catania della Lega Nazionale per la Difesa del Cane opera sul territorio – senza percepire contributi dalle istituzioni – occupandosi di sterilizzazioni, monitoraggio dei branchi, educazione zoofila e casi di maltrattamento e collabora con gli Enti pubblici e con le Forze dell’ordine affinché vengano rispettate le normative che tutelano i diritti degli animali.