La Lega Nazionale per la Difesa del Cane agirà attraverso la “protesta” e la “proposta”
In merito all’ordinanza del Sindaco di Siliqua, Piergiorgio Lixia, con la quale si vieta di nutrire i cani randagi “nella pubblica via”, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane si è offerta di assumere la difesa legale della signora Todde in tutte le sedi opportune, e fa proprie le parole dell’On. Francesca Martini la quale ha dichiarato di voler intervenire nei confronti dell’amministrazione comunale per richiedere l’immediata revoca del provvedimento sindacale.
Dura quindi la presa di posizione del sottosegretario alla Salute, intervenuto ieri sul caso Natalina Todde, la casalinga di Siliqua multata per aver accudito e alimentato un randagio, il setter inglese Kiki.
“Il sindaco di Siliqua provveda, piuttosto, a catturare gli animali nel rispetto della loro salute e a sterilizzarli”- afferma giustamente il sottosegretario al Welfare Francesca Martini.
Pieno sostegno al sottosegretario da parte dell’Associazione animalista la cui Presidente sottolinea: “il nostro rammarico, come sempre, è legato alla delusione riguardo ad una scarsa sensibilità nei confronti di cittadini le cui azioni mirano a tutelare il benessere degli animali. Il Sindaco è infatti primo responsabile del benessere animale nel proprio territorio – continua Laura Rossi – e pur dichiarandoci pronti a contrastare il provvedimento in ogni sede va salutato con speranza la dichiarazione del Sindaco Lixia che si è detto disposto ad annullare la sanzione ed a revocare l’ordinanza. Su questa strada –conclude la leader animalista – lo seguiremo e siamo pronti a collaborare non appena dall’ordinanza verranno espunti i commi 4 e 5 dell art. 2 : speriamo prevalga il buon senso”.
“Il delitto di animalicidio previsto dall’art. 544 bis del codice penale che punisce con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale – ha rammentato Gian Luca Scagliotti, Resp. Legale della Lega del Cane – può compiersi anche per omissione: come si deve comportare un cittadino che trovi un cane affamato e lo lascia morire di fame per rispettare l’ordinanza del Sindaco?”
La vicenda comunque, può essere utile per una breve riflessione sul fenomeno in Sardegna.
“La stragrande maggioranza dei comuni sardi è priva di canili sanitari comunali – ha detto Sebastiano Candidda coordinatore regionale Sardegna della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – e le misure di contrasto al randagismo messe in atto dai primi cittadini sono alquanto carenti o inesistenti. In un clima di totale disinteresse per la grave piaga sociale del randagismo canino alcuni sindaci non hanno trovato di meglio che emettere ordinanze poco rispettose non solo del benessere animale di cui dovrebbero essere i massimi tutori, ma poco rispettose dei sentimenti e della dignità di cittadini onesti e sensibili”.
I randagi in Italia oggi sono circa 815.000, ed i proprietari di questi animali sono i sindaci.
La presenza degli animali domestici, cittadini a pieno titolo è ormai un dato di fatto: in Italia vi sono più di 6 milioni di cani e presumibilmente circa 6 milioni di gatti appartenenti a gran parte della popolazione italiana, Circa 22 milioni di italiani possiede un cane.
Legittimamente, si conviene nel riconoscere dei diritti a gruppi minoritari costituiti da poche migliaia di persone, al contrario si negano ad una fetta considerevole di cittadini.
La civile convivenza tra uomini è animali è la soluzione al randagismo ed alle paure che genera: alla classe politica ad ogni livello si chiede un salto di qualità, si chiede di uscire dalla comoda scappatoia dei divieti.
La lega Nazionale per la Difesa del Cane agirà attraverso la “protesta” e la “proposta” e invita tutti coloro che hanno a cuore i diritti degli animali ad inviare una civile ma ferma richiesta, indirizzata al Sindaco, di revoca dei commi 5 e 6 dell’art.2 dell’ordinanza n.38 del 1 aprile 2009.












