La legge a Ragusa non si legge – La Padania

Non c’è fine alla vergogna. Anche questa volta le istituzioni siciliane, opponendosi alle leggi, tentano una soluzione frettolosa alle loro tante inadempienze. Riportiamo qui l’articolo della Padania di oggi:

Un duetto che va forte e che vede lontano.
Da una parte c’è l’idea illuminata del prefetto di Ragusa che per debellare il randagismo dilagante e l’assenza contestata dai sindaci di fondi per fare canili e sterilizzare gli animali (atti mai posti in essere per decenni, ha accertato il ministero) propone di far adottare i cani ai contadini siciliani.
Notoriamente famosi per saper gestire il fenomeno.
Il reato organizzato e diffuso di avvelenamento nelle campagne evidentemente è stato debellato. Era ora.
Il fenomeno delle cucciolate per i cani non sterilizzati è stato debellato.  Era ora.
Se poi si considera che gli adottanti riceveranno un contributo annuale, l’iniziativa parte col piede giusto.
Dall’altra parte, c’è il sindaco di Ragusa, quello che aveva promesso di “andare a prendere” coi cittadini ragusani a Roma o Verona il sottosegretario alla Salute per contestarle un paio di cosette. Lui, infatti, è pervicacemente fermo sulle sue posizioni che respingono il piano d’emergenza sottoscritto, dopo il dramma di Modica, tra Francesca Martini e l’assessore regionale Massimo Russo.
Chiacchiere. Il ministero cacci i soldi. I sindaci devono far quadrare i bilanci per amministrare i cittadini.
Vero. Ragusa, è stata appena commissariata (assieme ad ad altri 307 comuni siciliani altrettanto virtuosi) nei giorni scorsi dalla Regione per non aver approvato il bilancio 2008. Sarà colpa dei cani randagi.
Il piano vacuo della Martini contestato dal sindaco ragusano che prevede? Prevede che il sindaco si assuma le responsabilità che gli competono: applicare le ordinanze, microchippare i cani, raccogliere quelli vaganti. Sterilizzarli.
Lo ribadisce anche l’ultima direttiva regionale del 13 giugno scorso.
La cronaca delle critiche la si ricava leggendo il quotidiano “La Sicilia” dei giorni scorsi, che dà conto di un vertice in prefettura della commissione provinciale per la lotta al randagismo.
Improntata all’etologia e al rispetto delle ordinanze e al piano sottoscritto tra ministero e Regione? Ecco qua: la prefettura i randagi vuole farli “sparire” dalle strade portandoli in dono nelle campagne, mentre il sindaco anti-Martini non fa che gettare fango sull’operato del sottosegretario. Sperando prima o poi molli l’osso siciliano. Mica male per essere suggerimenti che arrivano da massimi vertici istituzionali.
I fondi sono finiti (o forse è meglio dire chissà dove sono finiti). I canili non sono stati costruiti.
I cani per decenni non sono stati sterilizzati (nota ministeriale dell’11 giugno 2009), così come è stata «costante la negligenza da parte di chi aveva il dovere di utilizzare i fondi destinati al randagismo per attuare politiche di sterilizzazione, microchippatura e responsablizzazione dei proprietari dei cani» (stessa nota ministeriale). E «il ministero ha potuto verificare situazioni di incuria e degrado sul territorio che si protraevano da anni» (ancora nota ministeriale).
Argomenta il prefetto sulle adozioni rurali: «Una proposta decisamente operativa, che verrebbe incontro alle esigenze degli agricoltori e degli allevatori e potrebbe persino rivelarsi più vincente rispetto alle procedure infinite e alle richieste di finanziamento a volte improbabili per la creazioni di canili». Insomma, finalmente una proposta operativa, la Martini impari.
Dalla prefettura, più chiaro di così, arriva la bocciatura del piano di emergenza del Governo.Dello Stato. A Roma comanda la Martini. A Ragusa altri dettano legge.
Stile siciliano, no?
Forte spinta autonomista. Mica altro.
Argomenta il sindaco: «Mi sono persuaso che il sottosegretario su questo problema porta avanti solo azioni basate su vuoti slogan ma nel concreto nel suo operato nulla si intravede che possa veramente contrastare il fenomeno del randagismo».
Eppure il progetto pilota prevede atti dovuti per legge: censimento e iscrizione in anagrafe dei cani; censimento e adeguamento delle strutture; cattura dei cani vaganti;
sterilizzazione dei cani vaganti; campagna di comunicazione. Il sindaco è la massima autorità sanitaria sul territorio, sanità che è anche sanità veterinaria.
Se il randagismo non è un’emergenza, basta dirlo allo sbranato Giuseppe Brafa. E al sindaco di Scicli, ai carabinieri, ai vigili urbani, ai veterinari che sono stati
indagati a vario titolo per la sua evitabile morte.
Evidentemente al magistrato le responsabilità degli amministratori locali devono essere state chiare. Più che ai sindaci siciliani. E ai prefetti?
Mah.

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La Sezione di Catania della Lega Nazionale per la Difesa del Cane opera sul territorio – senza percepire contributi dalle istituzioni – occupandosi di sterilizzazioni, monitoraggio dei branchi, educazione zoofila e casi di maltrattamento e collabora con gli Enti pubblici e con le Forze dell’ordine affinché vengano rispettate le normative che tutelano i diritti degli animali.