Amarezza

Se Hitchcock fosse ancora vivo, sicuramente sarebbe grato ai politici e alla stampa che, con il martellante allarmismo di questi ultimi giorni, gli avrebbero fornito abbondante materiale per un altro romanzo di successo. Dopo “Gli uccelli”, ecco a voi signore e signori “I cani”.
Gli amministratori siciliani si sono svegliati la mattina del 16 Marzo e hanno visto le loro città improvvisamente invase dai cani. Cani “killer”, cani “assassini”, cani untori di chissà quali orribili malattie.

Cani che brulicano in pieno centro, cani che dormono al sole sdraiati sulle aiuole, cani che mettono al mondo altri cani di cui nessuno, fin’ora, si era accorto. Cani che si materializzano dovunque, che spuntano dal nulla e che nel nulla devono ritornare, perché adesso siamo in piena emergenza e dobbiamo subito correre ai ripari.
Nel lontano 1991 fu emanata la legge n. 281, la prima a tutela degli animali, la prima a fornire indicazioni ben precise ai Comuni e alle Regioni in fatto di prevenzione del randagismo, dando a queste ultime sei mesi di tempo per emettere specifiche normative in materia. Ma a quel tempo in Sicilia non sapevamo neppure cosa fossero i randagi e per questo motivo, forse, la regione Sicilia ha impiegato ben nove anni per partorire, dopo un travaglio lungo e laborioso, la sua legge regionale, la n. 15/2000. La legge parla di sterilizzazione, di rifugi comunali, di anagrafe canina e di tanti altri strumenti utili a contenere il randagismo.

Ma in Sicilia, isola felice, gli amministratori continuavano ad ignorare la presenza dei randagi sul territorio, tanto che la Regione ha avuto bisogno di altri sette anni per emanare il regolamento esecutivo della suddetta legge regionale, che risale ad aprile 2007. E intanto a proliferare non erano solo i cani, ma anche i canili convenzionati, enormi discariche pronte a contenere i cani di nessuno, i cani-fantasmi di cui non si sa nulla ma che sono costati ai comuni milioni e milioni di euro per mantenerli là dove è più facile occultare la loro presenza e la loro sofferenza.

E finalmente, a marzo 2009, il risveglio! Ci voleva la morte di un bambino per puntare i riflettori su una realtà cronicizzata resa possibile solo da un’indifferenza durata 18 anni, durante i quali le uniche a dare fastidio sono state le Associazioni animaliste, voci inascoltate che segnalano un problema sempre più difficile da gestire, gruppi di “fanatici” che ogni giorno, a proprie spese, soccorrono animali feriti, trovano casa ai cuccioli abbandonati, fanno sterilizzare le cagne e le ospitano a casa dei volontari per la degenza. Volontari che chiedono l’applicazione delle leggi, la creazione di strutture che non siano lager, i controlli sull’iscrizione dei cani all’anagrafe canina; volontari che le stesse amministrazioni tartassano di richieste di intervento per sopperire a quanto non è stato fatto in questi anni.

Ora i politici hanno fretta, devono trovare subito soluzioni ad un problema che non hanno mai voluto risolvere, sbandierano che proteggeranno l’incolumità dei cittadini da queste “belve” che hanno invaso le città. «Facciamoli sparire, mandiamoli all’estero, uccidiamoli tutti, dimostriamo che siamo efficienti e che sappiamo fronteggiare l’emergenza. Che importa che fine faranno, in fondo sono solo cani…».
VERGOGNA!!!!!
La Vicepresidente

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La Sezione di Catania della Lega Nazionale per la Difesa del Cane opera sul territorio – senza percepire contributi dalle istituzioni – occupandosi di sterilizzazioni, monitoraggio dei branchi, educazione zoofila e casi di maltrattamento e collabora con gli Enti pubblici e con le Forze dell’ordine affinché vengano rispettate le normative che tutelano i diritti degli animali.