Qualche giorno fa sul quotidiano La Sicilia era stata pubblicata la lettera del sig. Monterosso che, in barba alle leggi dello stato, proponeva di sopprimere i randagi per eliminarne il problema. Dopo qualche tempo finalmente La Sicilia ha pubblicato, dopo molte lettere e proteste, la nostra replica, o meglio, un pallido riassunto:
In riferimento alla lettera firmata dal sig. Ugo Monterosso, nel manifestare profondo stupore per le affermazioni contenute in essa, desideriamo aggiungere qualche considerazione.
Prima di tutto perché mai un’associazione animalista dovrebbe - con i soldi dei soci, e senza gravare sul denaro pubblico – risolvere un problema annoso come quello del randagismo, sostituendosi alle Istituzioni preposte che in materia hanno compiti ben precisi definiti da tutte le normative nazionali e regionali.
L’autore della lettera dovrebbe sapere che la L. 281/91, all’art. 2 comma 2 recita: “I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture (…) non possono essere soppressi.” Inoltre al sig. Monterosso si segnala che l’art. 544-bis del Codice Penale sottolinea che “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi”.
Confrontando le due versioni ci si rende immediatamente conto di quanto la nostra sia stata “epurata” e corretta, togliendo gran parte dei riferimenti e del senso. Ma non finisce qui. Ad aggravare questo discutibile atteggiamento arriva oggi la pubblicazione di ben due lettere che “protestano per i cani assassini per le strade”, adducendo motivazioni false e distorcendo le notizie pubblicate.
A voler pensar male si potrebbe ipotizzare la preparazione mediatica di un intervento di comune e provincia, da accogliere come “salvifico” dopo tanto terrore diffuso ad arte. A voler pensar male si fa peccato…
