Questa immagine è dedicata a tutti coloro che, in vario modo, hanno permesso e permettono che gli occhi di un cane esprimano terrore.
A quelli che vorrebbero tutti i randagi catturati, rinchiusi e segregati a vita nello spazio di un metro quadrato, perché pensano che quello sia il loro posto.
Agli Amministratori siciliani che, una volta inviati i cani in un qualsiasi canile, sono soddisfatti per essersi sbarazzati di un problema e non verificano mai COME vivono i cani nei canili.
A quanti vedono un cane che trotterella per strada e pensano : “Poverino, meglio mandarlo al canile!”
A chi abbandona il proprio cane condannandolo ad una sorte così crudele che spesso la morte è il minore dei mali.
A quanti non adottano un cane trincerandosi dietro la scusa “mi piacerebbe ma non ho spazio, e in casa soffrirebbe”, senza pensare a quanto potrebbe soffrire, o alla fine che potrebbe fare, non avendo una casa.
A quelli che reputano il cane un animale pericoloso e non esitano a scacciarlo, picchiarlo, avvelenarlo, assistendo alle sue sofferenze con assoluta indifferenza.
Questa è l’immagine di un cucciolo fortunato che, dopo essere stato abbandonato perché ammalato, ha trascorso in un canile “solo” tre settimane e adesso è libero. L’affetto che riceverà sarà più grande della sua paura, e gli farà dimenticare quell’abisso in cui, solo in mezzo a tanti, ogni cane non è che una fonte di guadagno, un anonimo derelitto che rende un tot al giorno, un numero annotato su un foglio. L’amore che gli daremo riuscirà a cancellare il ricordo di quella gabbia, di quel luogo dimenticato da tutti dove la carezza è un miraggio sempre più lontano.
Lui troverà una famiglia, ma quanti, quante migliaia di cani concluderanno la loro esistenza in fondo a quel baratro? Per quanti cani la collettività paga la prigionia senza sapere cosa accade oltre il muro?