Mi era pervenuta da un Comune la richiesta di alloggiare una cagnetta randagia per la degenza post-sterilizzazione. Quando sono arrivata all’ASL per prelevarla, non avrei mai pensato di trovare sul tavolo operatorio un bestione bianco in fase di risveglio! Non ho dimestichezza con questo genere di cani e non avrei saputo come gestirla se fosse stata aggressiva, e, soprattutto, non intendevo mettere a repentaglio gli altri miei cani rischiando che ne uccidesse qualcuno.
Del resto, le varie cicatrici sulla sua testa parlavano chiaro: di sicuro aveva litigato con altri cani. Sono stata tentata di rifiutare e lasciarla lì, ma che figura avrei fatto con me stessa? E lei, che fine avrebbe fatto? Così, non avendo box liberi dove alloggiarla, l’ho sistemata in camera mia. Facendomi coraggio, sono tornata un’ora dopo per controllarla e lei dov’era? Comodamente sdraiata sul divano! Come fare per convincerla a scendere?
La chiamavo e sembrava sorda, se provavo a toccarla mi fissava con uno sguardo glaciale e inespressivo, e per di più di lì a poco avrei dovuto iniettarle l’antibiotico! Non che avessi problemi a farla stare sul divano (avrei potuto farlo smacchiare prima o poi), ma quel divano era anche il mio letto, e non avevo intenzione di dividerlo con un Dogo Argentino mai visto prima. Con un po’ di fortuna, comunque, nel giro di qualche ora siamo riuscite a comunicare e siamo scese a patti: di notte avrebbe dormito in bagno e durante il giorno avrebbe usufruito della stanza e del balcone.
Non era il massimo della vita, ma per una settimana poteva andar bene. Ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Dopo un miglioramento iniziale, le sue condizioni di salute cominciano a peggiorare. La vedo fiacca e svogliata, ha gli occhi arrossati e una gran sete, nell’addome sento una massa grossa e dura. Di corsa dal vet che fa un’ecografia e decide di operarla d’urgenza. Per motivi non chiari nel suo addome ci sono diversi ascessi, 15 cm di intestino sono già in necrosi e devono essere asportati, probabilmente è già in corso una setticemia.
A distanza di 10 giorni dal primo intervento, la cagnetta ne subisce un secondo ben più devastante. Ma è giovane e forte, e si riprende. Ed eccola stavolta sdraiata sul mio letto mentre cerco a fatica di farmi spazio per entrarci anch’io, con lei che mi lava la faccia e mi distrugge di baci e poi si accoccola sulla mia pancia impedendomi di respirare… Perché si chiama Rani? Perché Rani in lingua Indi vuol dire “regina”, e lei approfitta in pieno di tutte le comodità, proprio come si addice a una regina.
Anche se ha ancora paura quando ci vede alzare una mano – si ritrae e chiude gli occhi, come tutti i cani che sono stati picchiati sulla testa – Rani sa bene che nessuno qui la picchierà mai o la aizzerà contro altri cani. Ora vive in box con uno dei nostri trovatelli e non vede l’ora di uscire per soffocarmi con la sue poderose slinguate. Cane aggressivo? Bah! Secondo me non ci sono cani aggressivi, ma solo padroni imbecilli.
Flavia Curcio
