Nerella

NerellaNerella è entrata nella mia vita nella primavera del 2006, quando venni a sapere di un cagnolino nero che dimorava nel fondo del canale di un fiume, in località Aci Platani. Vi trovai un esserino nero e assai spaurito, che vagava fra buste di spazzatura e rifiuti di ogni tipo gentilmente donati dalla cittadinanza, unitamente a un nugolo di mosche, pulci e zanzare.

Cominciai a portarle acqua e cibo, ogni volta calandomi con difficoltà lungo la parete del canale; lei si avvicinava alla ciotola solo dopo che fossi risalito lungo il muro, mentre, se tentavo di avvicinarmici, si allontanava timorosamente e restava a gran distanza. Non capivo come e perché il cane si trovasse nel canale, né la ragione della sua cieca paura; forse era stato abbandonato lì da qualche bestia umanoide (che magari adesso sta leggendo sorridente questa storia), o forse vi era capitato alla fine di un lungo vagabondare.

Ho continuato a nutrirla per circa tre mesi, nel frattempo riflettendo su ciò che sarebbe stato di lei quando fosse sopraggiunto l’autunno, cioè l’arrivo dei nubifragi che ogni anno tempestano la parte orientale dell’isola. Quel canale (in cui in passato è morta una donna travolta dall’inondazione d’acqua piovana) sarebbe diventato per il cane una trappola mortale; nel migliore dei casi sarebbe riuscita ad abbandonare quel ricovero verso chissà dove, incontro al destino di stenti dei cani randagi, con un finale prevedibile.

Decisi di fare qualcosa: la catturai – sulle peripezie di questa cattura non c’è spazio per soffermarsi! –, la feci sterilizzare e la affidai temporaneamente ad un socio della Lega nazionale in difesa del Cane, che rispose ad un mio annuncio pubblicato su “La Sicilia” col quale cercavo un’adozione per la cagnolina. L’avrei preso io, quel bizzarro spettro nero, se non fossi stato “al completo” (trenta randagi, fra gatti e cani, alloggiati in un terreno di famiglia). Così ho iniziato un’intensa attività di ricerca di un buon padrone per la cagnolina: volantini ovunque, annunci su vari giornali e su internet, finanche un servizio televisivo su un’emittente locale. Il risultato? Scontato e beffardo come in cuor mio avevo sempre temuto: la cagna è restata a me!

Non avendo trovato nessuno cui affidarla, alla fine ho dovuto riprendere la cagna dal socio della Lega che generosamente l’aveva ospitata per due mesi e quindi, a partire dal settembre 2006, a distanza di cinque mesi dal mio primo incontro con Nerella, lei è entrata nel mio monovano, a contatto con me e la mia compagna.Gli inizi sono stati faticosi e frustranti: la cagna passava il tempo accucciata in un angolo; riuscivo a stento a portarla fuori dove non però faceva alcun bisognino; durante gli spostamenti in auto vomitava bile; ogni volta che rientravo a casa dal lavoro o anche da una breve commissione trovavo il pavimento variamente “affrescato”… Oggi, a distanza di un anno e mezzo e dopo una lunga terapia veterinaria di tipo comportamentale e farmacologico, Nerella è una vaga immagine di quella che era all’inizio.

È diventata affettuosa, vivace, ubbidiente e, soprattutto, la “mia cagna”, praticamente un membro familiare, ben voluto non solo da me ma anche dalla mia compagna che, all’inizio, aveva disagio solo ad accarezzarla e che oggi, invece, se l’abbraccia come una bambina. Oggi posso affermare che tutti i sacrifici fatti per Nerella sono stati ripagati dalla gratificazione di aver compiuto il bene verso un essere vivente e dall’affetto che lei ogni giorno ci esprime; oggi, mi rendo conto che non riesco a pensare alla mia vita senza di lei, senza la sua festosa accoglienza ogni volta che rientro a casa, senza il suo sguardo puro da bambina felice.

Luigi De Carne

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La Sezione di Catania della Lega Nazionale per la Difesa del Cane opera sul territorio – senza percepire contributi dalle istituzioni – occupandosi di sterilizzazioni, monitoraggio dei branchi, educazione zoofila e casi di maltrattamento e collabora con gli Enti pubblici e con le Forze dell’ordine affinché vengano rispettate le normative che tutelano i diritti degli animali.